Voci categorizzate come ‘riscaldamento globale’
L’équipe del professor Ken Ridgway della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization ha individuato una nuova e rilevante corrente oceanica che svolge un ruolo cruciale nell’innalzamento delle temperature globali. Le masse d’acqua che si spostano dalla Tasmania verso sud corrono a una profondità di circa 800-1000 metri, costituendo un enorme circolo che collega i bacini oceanici indiano, pacifico e atlantico. L’aumento di acqua dolce dovuto allo scioglimento delle calotte polari sta modificando le correnti oceaniche e i loro meccanismi di funzionamento. Il meccanismo di funzionamento di tutte le correnti marine e in particolare della grande corrente marina globale (“Great Ocean Conveyor Belt”), si basa sulle differenze tra la temperatura e la salinità dell’acqua marina tra zone diverse del pianeta. La temperatura e la salinità di una certa massa d’acqua infatti ne influenzano la densità e quindi anche il peso e la dinamica rispetto alle masse d’acqua circostanti. La nuova corrente oceanica è ancora da analizzare, tuttavia gli imponenti flussi costituiscono un importante elemento nello studio del riscaldamento globale.
Fonte: Il Corriere della Sera Online, 16 Agosto 2007 http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/08_Agosto/16/nuova_corrente_marina.shtml
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I decisori politici sono convinti che gli scienziati sappiano molto di più di quanto in effetti è possibile prevedere con i modelli climatici in uso. La comunità scientifica dal canto suo dovrebbe essere più esplicita circa le incertezze implicite nelle previsioni climatiche. Questa l’opinione di Lenny Smith, statistico della London School of Economics (LSE), espressa in occasione di una conferenza organizzata dal British Antarctic Survey a Cambridge. Benché i modelli stiano migliorando nella capacità predittiva, la loro continua confutazione rischia di mettere a repentaglio la credibilità della ricerca scientifica sui cambiamenti climatici, osserva Smith. Occorre pertanto abbandonare la pretesa che essi siano praticamente perfetti.
Fonte: Times on-line, 20 agosto 2007 http://www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/career_and_jobs/public_sector/article2294475.ece
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Secondo uno studio condotto da Tim Lenton (University of East Anglia) e altri ricercatori, le previsioni del IPCC circa i possibili effetti del cambiamento climatico sarebbero troppo ottimistiche. Ad esempio il completo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, che secondo l’IPCC potrebbe verificarsi nell’arco dei prossimi 1000 anni, secondo la nuova ricerca potrebbe avvenire entro 300 anni circa. I modelli climatici in uso rischiano di essere troppo lenti, spiega il responsabile dello studio, infatti lo scioglimento dei ghiacci dall’ultima glaciazione è stato molto più rapido di quanto non sarebbe stato dato di prevedere sulla base dei modelli disponibili. Sono otto gli effetti del cambiamento climatico che potrebbero verificarsi entro la fine del secolo: tra essi, la fine della foresta pluviale amazzonica, lo scioglimento dei ghiacci antartici occidentali, la fine della corrente oceanica nota come “circolazione termoalina” che potrebbe interrompere i monsoni indiani e la corrente del Golfo.
Fonte: The Guardian, 16 agosto 2007 http://www.guardian.co.uk/environment/2007/aug/16/climatechange.greenland
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Il più piccolo stato al mondo, Tuvalu, arcipelago del Pacifico, posto ad est della Nuova guinea e a sud dell’acipelago delle Kiribati, è tra i luoghi al mondo più minacciati dal cambiamento climatico. Nonostante le misure di adattamento, il riscaldamento globale ha già costretto 4000 abitanti a lasciare le isole. Nel Paese rimangono appena 10mila persone.
Fonte: Il Sole 24 Ore – Domenica 12 Agosto 2007- N.220
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