I risultati dello studio “Analysis of existing and potential investment and financial flows relevant to the development of an effective and appropriate international response to climate change” sono all’ordine del giorno dei climate talks in corso a Vienna nell’ambito della Convenzione Quadro UN sui cambiamenti climatici. Scopo del paper era di tentare una stima degli investimenti e dei flussi finanziari necessari per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici di qui al 2030. Nel 2030, gli investimenti mirati al contenimento dei cambiamenti climatici dovrebbero attestarsi tra l’1,3 e l’1,7% del totale degli investimenti complessivi. Secondo lo studio, nel 2030, servirebbero dai 200 ai 210 miliardi di dollari usa per riportare i livelli di emissione a quelli attuali. Buona parte dei quali sarebbero investiti nei Paesi in via di sviluppo (pvs) con elevati tassi di crescita economica. Una quota pari al 46% degli “investimenti climatici” sarebbe diretta ai pvs con una riduzione delle emissioni globali del 68%. Occorre naturalmente un attento coordinamento internazionale tra i governi, in modo che d’ora in avanti gli investimenti siano generalmente più attenti alla questione climatica. Tra i meccanismi suggeriti per facilitare il raggiungimento degli obiettivi, rientra la creazione di mercati per le emissioni di CO2 già prevista dal Protocollo di Kyoto. Il rapporto è disponibile agli indirizzi web:
<http://unfccc.int/cooperation_and_support/financial_mechanism/items/4053.php>
<http://unfccc.int/files/cooperation_and_support/financial_mechanism/financial_mechanism_gef/application/pdf/dialogue_working_paper_8.pdf>
Fonte: Press release UNFCC del 23 agosto 2007
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Per spiegare il cambiamento climatico non basta osservarne i singoli effetti. Lo scioglimento graduale di un certo ghiacciaio, l’aumento delle temperature medie di una determinata regione, la modifica di una corrente oceanica sono in effetti conseguenze particolari di variazioni di carattere macroscopico. Una delle tecnologie più efficaci nello studio di tali fenomeni è oggi il telerilevamento (remote sensing) che, attraverso l’uso di satelliti, consente di monitorare ad esempio i livelli dei gas serra, l’ozono troposferico e la concentrazione delle polveri. I modelli climatici, sulla base di questi dati, sono in grado di stimare l’evoluzione del cambiamento climatico nei prossimi decenni. Un contributo fondamentale a questa tecnologia è rappresentato dal sistema AIRS (Atmospheric Infrared Sounder) sviluppato dalla NASA, che consente la misurazione dei principali gas dell’atmosfera su base globale, 24 ore su 24. Le più recenti misurazioni di fonte AIRS forniscono informazioni dettagliate sul vapore acqueo, temperatura, monossido di carbonio, metano e ozono. Conoscere meglio il clima di oggi è condizione necessaria per sviluppare previsioni più accurate circa il clima di domani – afferma Moustafa Chahine, responsabile del progetto AIRS presso il Jet Propulsion Laboratory NASA di Pasadena.
Fonte: Earth Observatory News, NASA News Archive, 25 luglio 2007 http://earthobservatory.nasa.gov/Newsroom/NasaNews/2007/2007072525393.html
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L’équipe del professor Ken Ridgway della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization ha individuato una nuova e rilevante corrente oceanica che svolge un ruolo cruciale nell’innalzamento delle temperature globali. Le masse d’acqua che si spostano dalla Tasmania verso sud corrono a una profondità di circa 800-1000 metri, costituendo un enorme circolo che collega i bacini oceanici indiano, pacifico e atlantico. L’aumento di acqua dolce dovuto allo scioglimento delle calotte polari sta modificando le correnti oceaniche e i loro meccanismi di funzionamento. Il meccanismo di funzionamento di tutte le correnti marine e in particolare della grande corrente marina globale (“Great Ocean Conveyor Belt”), si basa sulle differenze tra la temperatura e la salinità dell’acqua marina tra zone diverse del pianeta. La temperatura e la salinità di una certa massa d’acqua infatti ne influenzano la densità e quindi anche il peso e la dinamica rispetto alle masse d’acqua circostanti. La nuova corrente oceanica è ancora da analizzare, tuttavia gli imponenti flussi costituiscono un importante elemento nello studio del riscaldamento globale.
Fonte: Il Corriere della Sera Online, 16 Agosto 2007 http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/08_Agosto/16/nuova_corrente_marina.shtml
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I decisori politici sono convinti che gli scienziati sappiano molto di più di quanto in effetti è possibile prevedere con i modelli climatici in uso. La comunità scientifica dal canto suo dovrebbe essere più esplicita circa le incertezze implicite nelle previsioni climatiche. Questa l’opinione di Lenny Smith, statistico della London School of Economics (LSE), espressa in occasione di una conferenza organizzata dal British Antarctic Survey a Cambridge. Benché i modelli stiano migliorando nella capacità predittiva, la loro continua confutazione rischia di mettere a repentaglio la credibilità della ricerca scientifica sui cambiamenti climatici, osserva Smith. Occorre pertanto abbandonare la pretesa che essi siano praticamente perfetti.
Fonte: Times on-line, 20 agosto 2007 http://www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/career_and_jobs/public_sector/article2294475.ece
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Guidare veicoli ecologici porterà vantaggi concreti ai residenti di Swanley, Kent, UK. Sarà infatti possibile parcheggiare nel centro della cittadina a tutti coloro che vi lavorano o vi si spostano per shopping, a patto che guidino un’auto ecologica. Saranno previsti permessi di parcheggio ad hoc e tariffe preferenziali. La misura é in fase di definizione e la consultazione pubblica, che coinvolgerà 1500 tra famiglie e imprese, rimarrà aperta fino al prossimo 7 settembre.
Fonte: BBC News, 18 agosto 2007 http://news.bbc.co.uk/1/hi/england/kent/6953142.stm
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Secondo uno studio condotto da Tim Lenton (University of East Anglia) e altri ricercatori, le previsioni del IPCC circa i possibili effetti del cambiamento climatico sarebbero troppo ottimistiche. Ad esempio il completo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, che secondo l’IPCC potrebbe verificarsi nell’arco dei prossimi 1000 anni, secondo la nuova ricerca potrebbe avvenire entro 300 anni circa. I modelli climatici in uso rischiano di essere troppo lenti, spiega il responsabile dello studio, infatti lo scioglimento dei ghiacci dall’ultima glaciazione è stato molto più rapido di quanto non sarebbe stato dato di prevedere sulla base dei modelli disponibili. Sono otto gli effetti del cambiamento climatico che potrebbero verificarsi entro la fine del secolo: tra essi, la fine della foresta pluviale amazzonica, lo scioglimento dei ghiacci antartici occidentali, la fine della corrente oceanica nota come “circolazione termoalina” che potrebbe interrompere i monsoni indiani e la corrente del Golfo.
Fonte: The Guardian, 16 agosto 2007 http://www.guardian.co.uk/environment/2007/aug/16/climatechange.greenland
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Quali forme di vita si installano nelle aree lasciate libere dopo lo scioglimento dei ghiacciai e da dove traggono il proprio nutrimento? Finora si riteneva che tali aree potessero essere occupate da vegetali come muschi, licheni e alghe che traggono il loro nutrimento dalla luce solare. Una ricerca guidata da Richard D. Bardgett dell’università di Lancaster ha però rivelato la presenza di popolazioni di microbi in aree deglaciate di recente. I dati disponibili, relative ad aree deglaciate in periodi compresi tra i 149 e i 3 anni del ghiacciaio del Ödenwinkelkees nelle Alpi austriache , indicano che le popolazioni di organismi che si installano in tali aree prima della ri-vegetazione si alimentano con residui di carbonio risalenti a periodi preglaciali fino allo sviluppo della vegetazione nelle zone deglaciate. Lo studio è stato pubblicato su “Biology letters” di luglio 2007.
Fonti: The New York Times, 14 agosto 2007; R.D. Bardgett et al., “Heterotrophic microbial communities use ancient carbon following glacial retreat” in Biology Letters, Luglio 2007
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Hans Island, piccolo atollo situato tra la parte Nord di Ellesmere Island e la Groenlandia, potrebbe divenire il fulcro della prima controversia climatica internazionale. Si ritiene infatti che il graduale scioglimento dei ghiacci legato al riscaldamento globale semplificherà l’accesso alle risorse minerarie e petrolifere dell’area artica. Inoltre questo fenomeno dovrebbe favorire la riapertura del celebre passaggio a Nord Ovest, una eventualità di grande rilievo per l’apertura di nuove rotte navali. In seguito alla rivendicazione russa circa la presunta continuità tra la catena montuosa sottomarina del Lomonossov e la Siberia, manovre militari senza precedenti sono state avviate dal governo canadese nella regione e anche i Danesi hanno fatto sapere che rivendicano parte dei fondali. Norvegia e Russia, inoltre, entrambi Paesi firmatari della Convenzione ONU sul diritto del mare, hanno avanzato pretese circa la sovranità sulla piattaforma continentale anche oltre le 200 miglia, un’opzione che va esercitata entro 10 anni dalla ratifica del trattato. Gli USA, che non lo hanno mai ratificato, starebbero velocizzando la procedura, in considerazione del rilevante interesse per l’area in questione.
Fonti: Panorama, 26 luglio 2007, n. 30; Le Figaro on-line, 17 agosto 2007
http://www.lefigaro.fr/international/20070817.WWW000000730_pole_nord_la_contre_attaque_des_occidentaux.html
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Secondo Roberson et al. 2002, un monitor richiede maggiore energia quando riproduce il colore bianco (o colori luminosi), minore quando appare nero. Il post di un blog di gennaio 2007 suggeriva che, in considerazione della popolarità di Google, una versione in nero del popolare motore di ricerca avrebbe consentito un risparmio di energia, quantificato in 750 MWh l’anno. Da tale suggerimento prende il via il servizio Blackle - la versione a basso consumo energetico del motore di ricerca più cliccato del web.
Fonte: http://www.blackle.com/about/
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Il più piccolo stato al mondo, Tuvalu, arcipelago del Pacifico, posto ad est della Nuova guinea e a sud dell’acipelago delle Kiribati, è tra i luoghi al mondo più minacciati dal cambiamento climatico. Nonostante le misure di adattamento, il riscaldamento globale ha già costretto 4000 abitanti a lasciare le isole. Nel Paese rimangono appena 10mila persone.
Fonte: Il Sole 24 Ore – Domenica 12 Agosto 2007- N.220
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